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SANTO STEFANO
L’antica chiesa di Santo Stefano era ed è ancora oggi molto lontana dal
centro, di conseguenza era infestata non poco dai banditi.
Addirittura gli eremiti che la custodivano rischiavano la vita.
"Quest’oratorio ricapito solo di furfanti forse starebbe meglio demolito"
scriveva nel 1640 il canonico Giovanni Maria Cassiano, vicario del cardinale
Campori.
Ma ad abbatterlo gli abitanti non si rassegnarono mai, promuovendo anzi
periodici interventi di restauro ed abbellimento.
A legarli a questa chiesetta solitaria erano memorie antichissime e devozioni
assai radicate, ma soprattutto la pietà per le vittime delle ricorrenti epidemie
che venivano sepolte nel piccolo camposanto antistante.
Come accadde sicuramente in occasione della peste del 1630 e del colera del
1836.
Già nel 1613 era stato raccolto materiale per la costruzione, ma il progetto non
dovette avere seguito se ancora nel 1630 Ughetto Lanzi disponeva di un lascito
per la "fabbrica di Santo Stefano".
Nel 1646, come apprendiamo dagli atti della visita Visconti, era stato
ricostruito solo il presbiterio in forme simili a quelle attuali: l’oratorio
è antichissimo e fabbricato alla maniera antica.
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Infatti il tetto è nudo e sostenuto da travi, molto vecchi sono anche i muri
percorsi da crepe e interamente coperti da pitture di diversi santi corrosi
dall’antichità.
In fondo vi è una cappella coperta a volta nuova, intonacata e imbiancata,
costruita con le elemosine raccolte da un eremita.
L’arcata della cappella è sostenuta da due colonne in cotto.
L’ancona presenta un dipinto su tela che raffigura la Lapidazione di Santo
Stefano, circondato da una cornice in legno in parte dorata.
Il dipinto purtroppo è andato distrutto mezzo secolo fa nel crollo della volta
dell’abside.
Era un’opera giovanile di Stefano Lambri, firmata e datata 1618: la prima di
questo artista.
Più tardi fu costruita anche la parte anteriore dell’oratorio, mantenendone
peraltro l’originaria forma quadrata e la copertura in travi a vista (la
facciata venne aggiunta dopo la metà del secolo XIX).
Gli antichi affreschi corrosi dal tempo lasciarono il posto ad otto tele di tema
mariano, andate in seguito gradualmente disperse.
Interessante è l’evoluzione, avvenuta all’inizio del secolo XVIII, da luogo di
culto campestre, legato alla memoria degli appestati, a piccolo santuario
mariano.
Ne parlano gli atti della visita Litta del 1722 che documentano la presenza,
nell’angolo destro presso l’ingresso dell’abside, un dipinto che rappresenta la
Beata Vergine Maria e Santa Lucia; non lontano dalla quale pende una lampada in
maiolica che arde nei giorni festivi a spese di alcune persone pie.
Davanti vi è un piccolo altare laterizio e ai lati sono appese parecchie
tavolette votive.
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