COMUNE DI CASALMORANO

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GIOVANNI CARNOVALI  detto il PICCIO

Giovanni Carnovali, detto il Piccio, giunse a Casalmorano nel 1830 all’età di ventisei anni, ospite delle due sorelle de Malossi, Giuseppa e Teresa.
Alla vita di città le due sorelle preferirono il tranquillo ritiro a Casalmorano, paese col quale strinsero un legame anche affettivo e in cui vissero sino alla morte in grande semplicità, abitando l’ala padronale di una cascina attigua alla chiesa.
Rimaste nubili, si occuparono attivamente dei poveri e si mostrarono sensibili alle esigenze del paese.
Ma la vita delle due sorelle non si esauriva nelle passeggiate in calesse e nelle pratiche di beneficenza; ad animarla c’erano anche altri interessi, specialmente la passione per la pittura.
Dovevano intendersene davvero se furono le prime ad accorgersi del talento non comune del Piccio, appena reduce dagli studi.
A Bergamo, il pittore aveva studiato pittura all’Accademia Carrara sotto la guida di Giuseppe Diotti di Casalmaggiore, e fra i compagni di studi aveva anche dei soresinesi, come Carlo Landriani.
Non meraviglia quindi che, per i buoni uffici dell’uno o degli altri, egli facesse la conoscenza delle due attempate signorine.
Da sempre lo caratterizzavano una grande timidezza ed un temperamento indiscutibilmente originale.
Del clima familiare e sereno di quel soggiorno, delle materne attenzioni di cui dovettero circondarlo le due sorelle, parlano a sufficienza i due bellissimi ritratti che egli ne fece.
Vestite allo stesso modo: la mantellina di velo ricamato sulle spalle e le grandi cuffie infiocchettate di rosa e annodate sotto il mento, le Malossi ci guardano dai due ovali con un’immediatezza umana che rivela, nel giovane Carnevali, un momento di rara felicità creativa.
Se l’impostazione rammenta i ritratti diotteschi, solidi e signorili come quelli di certi pittori viennesi del tempo, completamente diverso appare l’approccio al modello, confidenziale e condiscendente, increspato da una predisposizione affettuosa, ma anche fermo nel dominio del dato umano, nella definizione a tutto tondo del carattere.
La pittura è di tono chiaro, sensibilissima ai passaggi e alle gradazioni di luce, a impasti leggeri che ricordano il pastello.
Teresa, la più anziana, è presentata con lo sguardo umido, velato di dolcezza, e l’espressione mite di chi è solito giocare un ruolo di secondo piano.
Altra doveva essere la personalità della sorella minore Giuseppa, più aperta e vivace abituata a prendere l’iniziativa.
La rivelano, nel mirabile ritratto del Piccio, il mezzo sorriso e lo sguardo che scruta, bonario ma vigile, da dietro le piccole lenti rotonde.
Nei mesi che trascorse a Casalmorano, il pittore decorò anche il salotto delle Malossi scegliendo temi che gli furono sempre carissimi, continuamente variati con struggente tenerezza: idilli erotici di ispirazione mitologica, Venere e Giove e le avventure di Diana.
Nulla resta di queste pitture, eseguite, sembra, a tempera su muro e verosimilmente sparite durante i lavori di ricostruzione della chiesa.
Per compensarlo, le due sorelle ne spesarono un soggiorno di studio a Roma nel ’31, che se fu breve, fu solo per la natura schiva e orgogliosa del pittore, restio ad abusare dei favori.
Al suo ritorno egli si stabilì a Cremona, ove alla favorevole accoglienza riservatagli dall’ambiente locale non furono certamente estranei i cordiali apprezzamenti delle nobili ospiti di Casalmorano.

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