COMUNE DI CASALMORANO

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FRANCESCO ZAVA

Il casalmoranese Francesco Zava, docente, filologo ed umanista, fu protagonista di una memorabile polemica col suo contemporaneo e condiscepolo Gerolamo Favalli, lodigiano di Castiglione D’Adda.
Questa controversia riguardava le sorti del Gymnasium, ossia della scuola umanistica cremonese, l’unica fonte locale che ce ne fornisca qualche notizia è il cronista settecentesco Francesco Arisi nella sua "Cremona literata".Vi troviamo menzionati i genitori di Zava, Bartolomeo e Margherita de’ Lanzi; manca tuttavia qualsiasi cenno alla sua data di nascita.
Il cronista precisa che ebbe i natali a Casalmorano, e afferma che fu alunno a Cremona del celebre umanista Marco Paolo Tartesio.
Sempre nella cronaca dell’Arisi leggiamo che lo Zava fu un uomo di eccellente cultura, di grandissime e non comuni capacità, che si distingueva soprattutto negli studi umanistici.
Dopo la sua formazione nel Gymnasium cremonese, fece le sue prime esperienze didattiche nel suo stesso paese natale.
Risiedeva nel quartiere di S. Antonio ove, con tutta probabilità, si trovava anche la sua scuola.
Evidentemente la sua fama superò ben presto il territorio casalmoranese, se egli si indusse, sia pure a malincuore, a trasferirsi per un quinquennio a Crema ad esercitarvi l’insegnamento umanistico: in questa città furono composti anche alcuni suoi significativi scritti.
Passò quindi definitivamente a Cremona, ove dedicò all’insegnamento il resto dei suoi giorni.
Abbastanza lungo è l’elenco delle opere e operette latine scritte in prosa e in versi, elencate dall’Arisi.
Probabilmente ne diede alle stampe anche alcune in volgare.
L’Arisi ci fornisce anche alcune notizie di carattere privato e familiare: ebbe tre mogli, da lui elogiate nei suoi carmi, specialmente Barbara Brumani, dalla quale ebbe due figli, Basilio, canonico della cattedrale di Cremona e Feliciano, da lui lodati negli stessi carmi.
Inoltre, lo Zava ha anche composto dei commossi e toccanti cenni che caratterizzano una sua elegia dedicata alla rievocazione dei genitori defunti.
L’umanista vi ricorda il padre, originario di Marzalengo, e la madre sicuramente casalmoranese; le gravi sventure economiche e familiari che funestarono la sua casa, tra cui, particolarmente dolorosa, la tragica morte di una sorellina, sbranata da un lupo.
Dopo la perdita di ben sei figli, egli rimane unico conforto e speranza per i suoi genitori, che non risparmiano spese per garantirgli un’adeguata formazione.
Ma i suoi primi approcci agli studi umanistici gli riservano, inizialmente molte delusioni.
Il giovane, con costanza e tenacia, riesce tuttavia a superare le iniziali difficoltà, a familiarizzarsi con il mondo classico, e persino ad aprire nella sua stessa cadauna propria scuola privata, ben presto frequentatissima.
E’ proprio in questa casa che egli si stabilirà con la sua prima moglie, Barbara Brumani.
E sarà sempre qui che gli toccherà la grave sventura della perdita dei suoi genitori, alla cui memoria egli rivolge un estremo e commosso saluto.
Abbastanza lunga ed intensamente operosa fu la vita di Francesco Zava, spesa nell’insegnamento, nello studio, nell’attività pubblicitaria, oltre che nelle cure familiari.
Neppure l’anno preciso della sua morte è desumibile, ma possiamo comunque ipotizzare come terminus post quem il 1591, anno in cui diede alle stampe la solenne "Gratulatio civitatis Cremonae" in occasione dell’ingresso in diocesi del vescovo Cesare Speciano, alla quale nessun altro scritto dello Zava risulta posteriore.

 

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