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a cura di Valerio Guazzoni
Chi
giunge a Casalmorano da Soresina percepisce chiaramente la costa su cui sorge
l'abitato e che segnala il limite orientale della cosiddetta Valle del Morbasco.
Il dislivello era meglio distinguibile un tempo, prima cioè che l'espansione del
paese verso Soresina con insediamenti importanti come la
Casa di Riposo coniugi
Prejer o lo stabilimento Syngenta alterasse la prospettiva. Allora il paese
era tutto allineato lungo la costa e nel punto più elevato di essa sorgeva il
Castello. Con questo nome risonante di ricordi storici è oggi chiamata la villa
liberty divenuta sede dell'oratorio parrocchiale, che sorge appunto sul luogo
occupato un tempo dal fortilizio. Interamente circondato da ampio fossato e con
aspetto più di robusta casa padronale che di maniero, esso di fatto demolire
dopo il 1880 dall'ultimo proprietario, il marchese Uberto Pallavicino Clavello, che
si dice riutilizzasse i materiali per far costruire la Cascina Maggiora, la più
vasta e meglio edificata del paese. Alla presenza del castello è intrecciata la
storia stessa della comunità che, nel sec. XVII°, ne occupava una parte (e cioè
il rivellino) come sede dei propri rappresentanti e dell'archivio. La più
lontana attestazione dell'esistenza del paese risale al X° secolo, esattamente
al 995, e il primo documento che menzioni il Castello (castrum) al 1158. La
chiesa di Sant'Ambrogio, dipendente dall'antichissima pieve di San Lorenzo a
Genivolta, è documentata solo dal sec. XIV° , anche se la sua origine deve
sicuramente porsi più indietro nel tempo. Nel 1626 Casalmorano venne infeudato
ai Barbò del ramo milanese, ma scarso fu il peso di questa famiglia nelle
vicende locali, in cui ebbero invece un ruolo assai più importante i Tinti,
soprattutto nel sec. XV°, i Persichelli, i Pallavicino e, nell'Ottocento i
Malossi e i Della Volta. Numerose pestilenze e sciagure si abbatterono sulla
comunità nel corso dei secoli, ma la più grave, ampiamente ricordata negli
annali della storia locale, fu il saccheggio perpetrato dai francesi ne 1648,
che causò moltissime vittime fra la popolazione inerme. Nel Seicento quando il
paese contava "millecinquecento anime incirca", il suo territorio
produceva "vino, frumento, segale, miglio, melega, fieno ed ogni sorta de
frutti et legumi, ma in particolare lino in abbondanza, et questo è il maggior
exercicio dell terra". Vi erano inoltre quattro mulini, "alcuni legnamari,
tessadori, muratori" e "due ferrari" o fabbri.
L'economia tradizionale, prettamente agricola e volta soprattutto a soddisfare
il fabbisogno interno, subì profonde trasformazioni nel corso del sec. XIX°.
Insieme al rapido incremento della popolazione, anche Casalmorano assistette
alla graduale introduzione di metodi intensivi di coltivazione e al concentrarsi
della produttività in alcuni generi di coltura come quella del mais. L'apertura
di una grande filanda, ad opera del sindaco Giovanni Rigolini verso la metà del
secolo, fu il primo importante passo verso una industrializzazione che,
soprattutto nella seconda metà del sec. XX°, avrebbe ampiamente modificato e
diversificato la situazione occupazionale ed economica. Oggi operano in paese
imprese industriali e artigiane in vari settori produttivi (selezione di ibridi
di mais, meccanica, fibre plastiche, rubinetterie, confezioni). Dal 1913 è
inoltre presente a Casalmorano una dinamica Cassa Rurale ed Artigiana oggi
attiva a livello provinciale come Banca di Credito Cooperativo e dal 1968 è in
funzione un Casa di Riposo per oltre cento ospiti, fra le meglio attrezzate
della Provincia.
Ricostruita nel 1883-1886 la chiesa parrocchiale conserva il campanile
seicentesco e custodisce nell'interno un grande
crocifisso (sec. XVI),
a cui si attribuisce la miracolosa cessazione di un epidemia di colera (1836), e
una notevole pala
di Andrea Mainardi detto il Chiaveghino con la
consegna della pianeta a Sant'Idelfonso e i santi Ambrogio e Gerolamo (1610).
Nella campagna verso Cremona sorge l'oratorio di
Santo Stefano, molto caro
alla pietà locale, di origine medievale ma ricostruito nel seicento con semplice
facciata neoclassica in mattoni a vista (1861). Sulla centrale piazza IV
Novembre si affacciano la chiesa, il fianco del municipio (1872) e l'abside del
seicentesco oratorio di San Marcello, già sede della disciplina del Crocifisso e
oggi adibito a uffici della Banca di Credito Cooperativo. Nell'irrigua campagna
a oriente di Casalmorano, bagnata dal naviglio Civico e dal canale Pallavicino,
si trova la frazione di
Mirabello, raccolta attorno allo svettante campanile (1902) della chiesa di
sant'Antonio da Padova. Fin dal Quattrocento commenda dei Cavalieri di Malta che
vi possedevano la cascina Castello, Mirabello fu autonomo comune fino al 1867 ed
è ancora sede di parrocchia. Casalmorano ha dato i natali al martire gesuita
Antonio Maria Ripari (1607-1637), all'umanista
Francesco Zava (seconda metà
del sec. XVI°) e al musicista Albino Gorno (1859-1945), che svolse la sua attività prevalentemente negli
Stati Uniti.
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